Il discorso della dignità

Il Parlamento italiano conferma Sergio Mattarella Presidente della Repubblica

Un riconoscimento ai connazionali all’estero per il contributo alla comprensione dell’identità italiana nel mondo

Con un discorso memorabile, interrotto per ben 55 volte dagli applausi dei deputati e senatori italiani, Sergio Mattarella si è rivolto ai “grandi elettori” che lo avevano rieletto qualche giorno prima Presidente della Repubblica, il dodicesimo della storia repubblicana, il secondo ad essere eletto per due mandati consecutivi.

“Il discorso della dignità”, così è stato ribattezzato il messaggio che il Presidente ha rivolto al Parlamento e al Paese: “la dignità – secondo Mattarella – come pietra angolare del nostro impegno e della nostra passione civile.”

E’ questo il senso più vero, alto e nobile della politica: “ La pari dignità sociale è un caposaldo di uno sviluppo giusto ed effettivo. Le diseguaglianze non sono il prezzo da pagare alla crescita. Sono piuttosto il freno per ogni prospettiva reale di crescita. Nostro compito – come prescrive la Costituzione – è rimuovere gli ostacoli. Accanto alla dimensione sociale della dignità, c’è un suo significato etico e culturale che riguarda il valore delle persone e chiama in causa l’intera società”.

L’Italia del dopo-emergenza dovrà essere più moderna, più competitiva ma anche più giusta e solidale. Un’Italia più forte che “cresca in unità. “In cui le disuguaglianze – territoriali e sociali – che attraversano le nostre comunità vengano meno”.

Il Presidente Mattarella ha richiamato la politica a ricostruire il suo rapporto con la società civile: “Va riannodato il patto costituzionale tra gli italiani e le istituzioni”. Rafforzare l’Italia “significa anche metterla in grado di orientare il processo per rilanciare l’Europa, affinché questa divenga più efficiente e giusta, rendendo stabile e strutturale la svolta che è stata compiuta nei giorni più impegnativi della pandemia”.

Un discorso di altissimo profilo politico e morale che non ha dimenticato di citare il fondamentale apporto che le comunità straniere che vivono in Italia e i nostri connazionali nel mondo danno al Paese: “Ai numerosi nostri connazionali presenti nelle più diverse parti del globo” saluto affettuoso “insieme al riconoscimento per il contributo che danno alla comprensione dell’identità italiana nel mondo”.

Durante il settennato appena concluso il Presidente della Repubblica è stato sempre attento e sensibile alle richieste provenienti dalle grandi collettività italiane che vivono all’estero, enfatizzando in più di una occasione l’unicità del loro contributo all’unità del Paese e alla costruzione e divulgazione dell’identità nazionale. In un suo discorso di qualche anno fa, rivolgendosi agli italiani nel mondo, Mattarella ricordò come “prima ancora di essere cittadini del Regno d’Italia gli emigranti provenienti dagli antichi Stati peninsulari si sono riconosciuti italiani in istituzioni e organizzazioni comuni.” Gli italiani all’estero come custodi dell’identità italiana, protagonisti e fautori della “cultura italica” che ha contaminato positivamente il mondo grazie alla preservazione e alla coltivazione di un universo valoriale e culturale unico e inconfondibile.

Nel “discorso della dignità”, della ricostruzione dell’Italia dopo la pandemia e della buona politica a servizio della crescita del Paese ci siamo quindi anche noi, italiani nel (e del) mondo. Non solo un omaggio da apprezzare, quello di Mattarella, ma anche una grande responsabilità da interpretare con intelligenza e passione, così come solo i nostri connazionali all’estero sanno fare.

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