IL MONDO DOPO LA PANDEMIA: MIGLIORE O PEGGIORE?

Anche la politica potrà migliorare, se farà tesoro degli insegnamenti di questa crisi

IL MONDO DOPO LA PANDEMIA: MIGLIORE O PEGGIORE?Dall’Italia al Brasile, la pandemia ci ha messo di fronte alle nostre debolezze ma ha anche esaltato le nostre qualità; dalla crisi sono nate straordinarie iniziative di solidarietà ma anche un odio nuovo, spesso alimentato dall’incapacità della politica di affrontare il problema.
Si sono così moltiplicate le teorie dei complotti e delle cospirazioni, alla ricerca di un colpevole al quale addossare tutte le colpe del contagio. Con lo stesso cinismo, abbiamo assistito a video di politici che si intestavano meriti per spedizioni di materiale sanitario al quale avevano contribuito e lavorato altri o manifesti di governanti il cui volto si stagliava tra il virus da un lato e un malloppo di euro dall’altro promettendo aiuti a volontà.
E’ la solita storia: di fronte a un terremoto o ad una pandemia il minimo che ci aspetteremmo dalla politica sarebbe quello di fare un passo indietro rispetto alla radicalità dello scontro ideologico di tutti giorni, ultimamente divenuto insopportabile. E invece no; anche il coronavirus è divenuto materia di tifo ideologico tra parti contrapposte, come se la lotta al virus e la salute dei cittadini avessero un partito o un colore politico.
Per questo chiederci se usciremo migliori o peggiori da questa pandemia non è soltanto un esercizio di retorica; al contrario, dalla risposta a questa domanda dipenderanno il futuro e le sorti dei nostri Paesi.
Il Covid19 ci ha insegnato a diffidare dei politici che preferiscono parlare più alla “pancia” che alla “testa” degli elettori, alla ricerca spasmodica del consenso e dell’approvazione popolare più che delle migliori soluzioni per debellare l’epidemia e tutelare la salute e il futuro della popolazione.
L’italiano Antonio Picasso, giornalista ed esperto di politica internazionale, si riferisce così ai leader populisti e sovranisti: “Profeti, condottieri, capitani di vario genere – i banchieri dell’ira, si diceva – sono quei professionisti della storia in grado di elaborare la giusta sintesi tra l’emotività collettiva e il tempo. E il tempo del Covid-19 non è quello giusto per fare dei populisti dei nuovi eroi della rivoluzione”.
In questo momento di crisi mondiale la gente ha anche riscoperto il valore della scienza e della competenza. Negli ultimi anni, avevamo visto alcuni leader attaccare la scienza, affermando che gli scienziati sono élite remote disconnesse dalla gente, dicendo che i cambiamenti climatici erano solo invenzione della propaganda di sinistra.
Oggi sappiamo che gli scienziati avevano ragione, e che solo un mondo in armonia con la natura potrà evitare o rallentare l’attuale corsa verso la catastrofe ecologica e ambientale.
In Italia, anche i sondaggi elettorali delle ultime settimane confermano come la popolazione si stia gradualmente allontanando dalle forze sovraniste. In meno di un anno la Lega di Salvini sarebbe passata dal 35 al 25 per cento dei consensi. L’assenza del nemico visibile (gli “immigrati”) e la presenza di quello invisibile (il “coronavirus”) hanno contribuito probabilmente a fare vedere agli italiani che “il re è nudo”, che un leader da solo non potrà mai risolvere i problemi di un Paese e che una squadra coesa e competente è più affidabile di un partito basato su slogan e paure. La pandemia inizia a produrre i suoi primi effetti, anche in politica.

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