Italiani nel Mondo e Rappresentanza: Inizio della fine o nuovo inizio?

Fabio Porta é sociólogo e ex-deputado italiano pela América do Sul
Fabio Porta é sociólogo e ex-deputado italiano pela América do Sul

Il risultato del referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari merita qualche ulteriore riflessione, soprattutto alla luce dell’entità della vittoria del SI tra gli italiani all’estero.

In Italia da tempo tutti i sondaggi davano vincente il SI, anche se in proporzioni decisamente superiores a quelle del voto del 20 e 21 settembre.   L’onda lunga di una campagna all’insegna dell’anti-politica, che era culminata nel marzo del 2018 con la grande affermazione del Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche, è alla base di questa non-riforma, frutto degli accordi di governo che questo partito aveva stabilito prima con la Lega e poi con il PD.

La speranza è che il peso dei sette milioni di italiani che hanno votato NO, nonostante le indicazioni in senso contrario di pressocchè tutti i partiti, possano quantomeno orientare il Parlamento ad approvare rapidamente una serie di correttivi (dalla legge elettorale al superamento del bicameralismo) in grado di amenizzare i danni di un taglio che così com’è influenzerebbe in maniera negativa tanto l’efficienza che la qualità dei lavori parlamentari.   In questo senso giudico positivo il fatto che il Segretario del PD Zingaretti abbia fatto proprie tante delle ragioni del fronte del NO, impegnandosi a trasferirle su un progetto riformatore anche in ragione del risultato elettorale delle regionali che premiano il Partito Democratico come primo partito italiano.

Più articolata, invece, la lettura del risultato all’estero.   Qui la vittoria dei SI è stata probabilmente superiore alle attese, per una serie di ragioni che sarebbe bene iniziare ad approfondire.   Anzitutto la grave e in alcuni casi assoluta mancanza di informazione, che ha portato la quasi totalità degli elettori a votare su un quesito semplice che, in un clima di anti-politica non solo “italiano”, ha indubbiamente favorito le ragioni del SI.   Non sono pochi gli elettori che hanno votato SI al taglio dei parlamentari in Italia desiderando che altrettanto possa avvenire nel proprio Paese di residenza.   Ma sarebbe miope, se non addirittura ipocrita, non osservare che la schiacciante vittoria del SI tra gli italiani nel mondo sia da riferirsi anche alla crisi del nostro sistema di rappresentanza e alla capacità dei partiti e degli eletti all’estero di sapere interpretare i bisogni e le attese di questo elettorato.

Troppe volte, nel corso di questa campagna elettorale, le ragioni del NO si sono infrante contro il muro rappresentato dalla inconsistenza o dall’assenza dei parlamentari eletti nella mia Ripartizione elettorale.   Un “muro” difficile da sfondare.   A rafforzare il clima di discredito e disaffezione sulla rappresentanza parlamentare degli italiani all’estero, soprattutto in Sudamerica, i ripetuti e gravissimi fenomeni di brogli elettorali ai quali – purtroppo – non sono seguiti adeguati e necessari provvedimenti punitivi.   Tutti fenomeni che hanno dato al SI all’estero una forza ancora maggiore a quella del SI in Italia.   Indicativo, in questo contesto, il fatto che anche gli italiani di Argentina, nonostante siano rappresentati da ben quattro parlamentari (tra i quali il delegato al governo per gli italiani all’estero) si siano espressi decisamente per il taglio della nostra rappresentanza parlamentare.

E adesso ? Se non vogliamo che questo sia “l’inizio della fine” del sistema di rappresentanza degli italiani nel mondo dobbiamo subito avviare un’autocritica che ci riguarda tutti: parlamentari, partiti, Comites, Cgie.   Gli organismi intermedi andranno sicuramente rafforzati ma ciò da solo non garantirà la ripresa di un rapporto virtuoso con le nostre collettività; analogamente bisognerà intervenire con altrettanta urgenza su una nuova legge elettorale per l’estero in grado da una parte di eliminare brogli non più accettabili come anche di migliorare la qualità degli eletti attraverso un più severo processo di selezione.   Infine l’universalità e la territorialità del voto, per evitare facili manipolazioni dell’elettorato e garantire agli elettori una rappresentanza proporzionale alla dimensione delle loro collettività.

La strada è ardua e il cammino irto di ostacoli; se non avremo il coraggio di percorrerla in fretta e fino in fondo il rischio che il SI degli italiani nel mondo sia l’inizio della fine non sarà più una mera ipotesi.  In Italia, come all’estero, si tratterà di rispondere all’anti-politica con la “buona politica”.  Non vedo altre strade.

Fabio Porta  è sociologo, Coordinatore del Partito Democratico (DP) in Sud America, due volte deputato, eletto dalla Circoscrizione straniera al Parlamento italiano. Autore di numerose pubblicazioni e articoli per giornali italiani e stranieri, è Presidente del Patronato Ital-UIL del Brasile e dell’Associazione di Amicizia Italia-Brasile; Vice Presidente dell’ICPE (Istituto per la Cooperazione con i Paesi Esteri) e Vice Presidente dell’Associazione Focus Europe.

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